L’era dell'”AI Slop”: come l’Iran ha vinto la guerra della propaganda digitale

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Nel moderno teatro di guerra, le linee del fronte non sono più solo territori fisici; sono i feed dei social media di miliardi. Durante il recente conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, si è verificato un cambiamento sorprendente nel modo in cui l’informazione veniva utilizzata come arma. Mentre la Casa Bianca si affidava a un impegno digitale tradizionale, spesso stonato, il regime iraniano si è concentrato su una strategia surreale e ad alta velocità di “slop AI” e “shitposting” che ha avuto una risonanza più profonda presso un pubblico globale di quanto potrebbe fare qualsiasi notizia tradizionale.

Dalle atrocità al “Brainrot”

Le prime fasi del conflitto hanno seguito uno schema familiare e cupo osservato in Ucraina e Gaza. Mentre gli attacchi statunitensi e israeliani colpivano il suolo iraniano – compreso il devastante sciopero della scuola di Minab che uccise 175 persone – Internet fu inondato da filmati crudi e strazianti di distruzione e famiglie in lutto.

Tuttavia, con il progredire della guerra, la macchina della propaganda iraniana subì una trasformazione radicale. Invece di fare affidamento esclusivamente su immagini di carneficine, gli attori allineati allo stato hanno iniziato a inondare le piattaforme con contenuti generati dall’intelligenza artificiale bizzarri, poco impegnativi ma altamente virali. Ciò includeva:
Minifigure Lego: Video surreali di soldati Lego e aerei in fiamme nei deserti generati dall’intelligenza artificiale.
Mashup di cultura pop: contenuti che fondono riferimenti a Jeffrey Epstein e scolari morti con esplosioni ad alto numero di ottani.
Estetica “Brainrot”: Video rapidi e irriverenti progettati per catturare l’attenzione di una generazione cresciuta con TikTok e la cultura dei meme.

Questo passaggio dalla “documentazione umanitaria” al “deficit mentale digitale” non è stato un incidente. È stata una mossa strategica occupare lo spazio digitale con contenuti facili da consumare, difficili da ignorare e perfettamente in sintonia con il sentiment globale dei social media.

La strategia del “Piccolo e Veloce”

L’efficacia di questa campagna deriva da un investimento istituzionale a lungo termine da parte dello Stato iraniano. Gli esperti sottolineano che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dedicato oltre un decennio a finanziare dozzine di piccole e agili case di produzione. A differenza dei massicci e burocratici media statali, questi studi “freelance” sono:
1. Costruito per Internet: danno priorità alla velocità, all’irriverenza e al potenziale virale rispetto agli standard giornalistici formali.
2. Generazionale: sono gestiti da una generazione di creatori più giovani ed esperti di tecnologia che comprendono le sfumature dell'”agricoltura dell’aura” e della guerra dei meme.
3. Difficile da rintracciare: Operando attraverso studi semi-indipendenti, il regime mantiene un certo grado di plausibile negabilità pur continuando a raccogliere i benefici della loro produzione.

Mentre la Casa Bianca si impegnava in goffi tentativi di riconoscibilità – come pubblicare meme di SpongeBob SquarePants – l’apparato digitale iraniano attingeva a un sentimento globale profondamente radicato di anti-occidentalismo e di opposizione alla percepita aggressione imperialista.

La “nebbia di guerra dell’IA”

L’ascesa dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale ha creato un nuovo fenomeno pericoloso: la “nebbia di guerra dell’intelligenza artificiale”. In questo ambiente, la distinzione tra verità e falsificazione diventa intenzionalmente sfumata.

Questa ambiguità ha due scopi per entrambe le parti in conflitto:
Arma della disinformazione: utilizzo di deepfake per creare false narrazioni (come la falsa affermazione secondo cui i prigionieri sarebbero stati liberati durante un attacco alla prigione di Evin).
Il “dividendo del bugiardo”: Quando tutto può essere falso, la verità diventa facile da ignorare. Quando sono emersi filmati autentici delle atrocità iraniane, i critici e gli stati oppositori sono stati in grado di etichettare il filmato reale come “trabocchetto dell’intelligenza artificiale sionista”, seminando dubbi anche quando le prove erano innegabili.

La geopolitica incontra la cultura dei meme

L’impatto di questa guerra digitale si estende oltre lo schermo. La capacità del regime iraniano di dominare la narrazione ha contribuito a plasmare la realtà politica sul campo. Proiettando un’immagine di resilienza e “vincendo” la guerra dell’informazione, hanno influenzato le percezioni globali e hanno persino avuto un impatto sui negoziati ad alto livello.

Il cessate il fuoco che ne seguì non fu semplicemente il risultato di una situazione di stallo militare o di realtà geografiche come lo Stretto di Hormuz; è stato sostenuto da una campagna digitale che ha affrontato con successo la “bolla online” della leadership occidentale, inclusa anche la retorica usata da Donald Trump.

“La Casa Bianca è dipendente dal cervello che proietta potere, dominio e crudeltà. Questi video di propaganda trasmettono il sentimento che esiste un desiderio per l’opposto: una lotta contro l’oppressione.”


Conclusione:
Il conflitto in Iran dimostra che nell’era dell’intelligenza artificiale, la vittoria è sempre più determinata da chi riesce a destreggiarsi meglio nel caos dei social media. Abbracciando lo “slop dell’intelligenza artificiale”, il regime iraniano ha dimostrato che il surrealismo e i meme possono essere altrettanto potenti della diplomazia tradizionale nel plasmare i risultati politici globali.