Il dibattito tra crescita economica e sostenibilità ambientale spesso li considera obiettivi reciprocamente esclusivi. Tuttavia, un numero crescente di prove suggerisce che dissociare il progresso economico dai danni ambientali non è solo possibile ma essenziale. Gli Stati Uniti, nonostante la loro ricchezza, mostrano significative inefficienze in settori chiave – in particolare la produzione di carne e latticini, e la loro forte dipendenza dai veicoli personali. Affrontare queste inefficienze non significa sacrificare la prosperità, ma piuttosto indirizzare la crescita verso percorsi più sostenibili e produttivi.
La falsa dicotomia tra crescita e sostenibilità
La narrativa secondo cui la crescita economica è intrinsecamente in conflitto con la tutela dell’ambiente è sempre più obsoleta. Gli Stati Uniti, già una delle nazioni più ricche della storia, possiedono le risorse e la capacità tecnologica per prosperare riducendo al minimo la propria impronta ecologica. L’idea di ridurre deliberatamente il reddito nazionale per salvare il pianeta non solo è irrealistica ma anche controproducente. Un’economia in contrazione porterebbe ad un aumento dei conflitti per le risorse in diminuzione, potenzialmente esacerbando proprio i problemi che cerca di risolvere. L’attenzione dovrebbe invece concentrarsi sulla massimizzazione della produzione economica con il minimo danno ambientale.
Due principali fattori di inefficienza: la carne e le automobili
Due settori si distinguono come particolarmente dispendiosi: l’allevamento animale e l’industria automobilistica. Insieme, rappresentano circa un quarto delle emissioni di gas serra degli Stati Uniti e consumano grandi quantità di territorio e risorse. Nessuno dei due è indispensabile alla crescita economica; infatti, la riallocazione delle risorse da questi settori potrebbe sbloccare alternative più efficienti e sostenibili.
Il caso contro carne e latticini
L’agricoltura animale è uno dei principali fattori che contribuiscono al degrado ambientale. La produzione di carne bovina emette circa 70 volte più gas serra per caloria rispetto a quella dei fagioli, mentre il pollame ne emette 10 volte di più. Questa inefficienza si estende all’uso del territorio, con l’allevamento del bestiame che occupa oltre un terzo delle terre abitabili a livello globale e il 40% nei 48 stati degli Stati Uniti inferiori. Il passaggio a diete a base vegetale non solo ridurrebbe le emissioni, ma libererebbe anche terreno per progetti di rewilding, migliorando il sequestro del carbonio e la biodiversità.
L’impatto economico di un tale cambiamento sarebbe gestibile. Il settore agricolo costituisce una piccola percentuale del PIL degli Stati Uniti e la transizione verso fonti proteiche alternative potrebbe creare nuovi posti di lavoro in industrie più sostenibili. Anche se alcuni posti di lavoro potrebbero andare perduti nell’agricoltura tradizionale, queste transizioni possono essere mitigate attraverso programmi di riqualificazione e investimenti nelle tecnologie verdi.
Il problema della dipendenza dall’auto
La dipendenza degli Stati Uniti dai veicoli personali è un’altra significativa inefficienza. I trasporti sono la principale fonte di emissioni di gas serra, con le automobili che rappresentano circa il 16% delle emissioni totali. Anche con l’avvento dei veicoli elettrici (EV), la semplice sostituzione dei veicoli ad alto consumo di gas con i veicoli elettrici non è sufficiente. La produzione di veicoli elettrici richiede una quantità significativa di energia e risorse scarse, tra cui acciaio e minerali critici.
Il vero problema non è l’esistenza delle automobili, ma l’infrastruttura dipendente dall’auto che domina le città e i sobborghi americani. Lo sprawl consuma terreni preziosi, frammenta gli habitat ed esacerba la crisi abitativa. Ridurre la dipendenza dall’auto attraverso investimenti nei trasporti pubblici, nella progettazione urbana percorribile a piedi e nelle infrastrutture ciclistiche produrrebbe sostanziali vantaggi ambientali ed economici.
Il disaccoppiamento in pratica: lezioni dall’energia
Gli Stati Uniti hanno già dimostrato il potenziale per disaccoppiare la crescita economica dall’impatto ambientale nel settore energetico. Le emissioni di carbonio derivanti dal consumo energetico sono diminuite del 20% dal 2005, mentre l’economia è cresciuta del 50%. Questo successo dimostra che un simile disaccoppiamento è possibile in altri settori, come l’agricoltura e i trasporti, attraverso politiche mirate e innovazione tecnologica.
I compromessi e il percorso da seguire
La transizione dalla dipendenza dalla carne e dall’automobile non sarà priva di sfide. La resistenza culturale, gli ostacoli politici e le perturbazioni economiche sono inevitabili. Tuttavia, i benefici a lungo termine – un’economia più sostenibile, un ambiente più sano e una società più resiliente – superano i costi a breve termine.
La chiave sta nel riconoscere che ogni scelta economica comporta dei compromessi. Dare priorità all’elevato consumo di carne e all’estrema dipendenza dall’auto va a scapito della salute planetaria e della prosperità a lungo termine. Abbracciando l’efficienza, l’innovazione e la volontà di sfidare abitudini radicate, gli Stati Uniti possono dissociare la crescita dalla distruzione ambientale e tracciare un percorso verso un futuro sostenibile.
La strada da seguire è chiara: investire in alternative vegetali, dare priorità ai trasporti pubblici e riprogettare gli spazi urbani per ridurre al minimo la dipendenza dall’auto. Questi passi non mirano a sacrificare il progresso ma a ridefinirlo.
































