La scomparsa di Nancy Guthrie, madre della conduttrice di Today Savannah Guthrie, ha innescato non solo un’indagine della polizia ma anche uno spettacolo peculiare: un afflusso di influencer dei social media accampati fuori dalla sua casa in Arizona, in lizza per “risolvere” il caso. Dopo settimane di indagini, senza grandi scoperte, il dipartimento dello sceriffo della contea di Pima ha ridotto la sua presenza visibile, ma lo sciame di influencer rimane, guidato dalla speculazione e da un’incessante ricerca di opinioni.
Il fascino dei contenuti true crime
La situazione evidenzia una tendenza inquietante: la mercificazione della tragedia. Gli influencer non si limitano a riferire sul caso; si stanno inserendo attivamente in esso, trasmettendo live streaming della casa vuota di Guthrie, ospitando sondaggi che mettono in discussione i sospetti scagionati e alimentando il loro pubblico con teorie infondate. Come ha osservato Luke Winkie di Slate in una conversazione con Today, Explained, il pubblico sembra ansioso di credere che le autorità possano essere incompetenti, il che le porta a riporre un’eccessiva fiducia negli investigatori dilettanti.
“La gente pensa che questo caso potrebbe essere risolto nonostante il fatto che non lo sia, e questo ha alimentato molte speculazioni.”
Il resoconto sul campo di Winkie dipinge un quadro surreale: droni in alto, sistemi di streaming puntati verso la residenza di Guthrie e un flusso costante di spettatori sintonizzati per guardare…non succede nulla. Secondo quanto riferito, un influencer, Jonathan Lee Riches (JLR), ha attirato 80.000 spettatori simultanei semplicemente trasmettendo un’immagine statica della casa.
L’economia dell’impegno della tragedia
La motivazione è chiara: impegno. Più a lungo il caso rimane irrisolto, più contenuti questi influencer possono generare e più visualizzazioni possono accumulare. Uno streamer ha persino giustificato la diffusione di disinformazione affermando: “Questo è ciò che rende divertente il vero crimine… inventare una voce e una teoria e parlarne”. Il confine tra denuncia e sfruttamento è labile, poiché alcuni influencer alimentano attivamente la speculazione, anche dopo che le autorità hanno escluso potenziali sospetti.
Questo comportamento non è innocuo. La diffusione incontrollata di affermazioni non verificate può danneggiare la reputazione e ostacolare indagini legittime. La situazione solleva una domanda inquietante: fino a che punto si spingeranno le persone per i contenuti e a quale costo?
Il confine sfumato tra giornalismo partecipativo e sensazionalismo
Il fenomeno non è del tutto unico. Gli stessi influencer che ora occupano il quartiere di Guthrie potrebbero essere facilmente trovati a coprire altri casi di alto profilo, spesso con poca distinzione tra la loro copertura e quella dei media mainstream. La differenza sta nella responsabilità. Le testate giornalistiche via cavo sono soggette a standard giornalistici, mentre i veri influencer del crimine operano in uno spazio in gran parte non regolamentato, dove la speculazione viene premiata e la precisione è spesso secondaria.
Il circo di influencer attorno alla scomparsa di Nancy Guthrie rivela un lato più oscuro della vera ossessione del crimine: la volontà di sfruttare la tragedia per guadagno personale e un’inquietante indifferenza verso le conseguenze nel mondo reale della disinformazione. Il caso sottolinea quanto velocemente la tragedia possa trasformarsi in uno spettacolo e quanto facilmente la speculazione possa prevalere sulla verità.
